Ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2017 alle 12:21

Agguato al Senato, la trappola di Napolitano: un altro golpe, così faranno fuori Berlusconi

L’ex Presidente della Repubblica, oggi senatore a vita Giorgio Napolitano, si appresta a intervenire in Senato sulla legge elettorale denominata Rosatellum bis, la quale dopo l’ approvazione a Montecitorio sta per essere approvata in via definitiva anche a Palazzo Madama. Come riporta Libero, l’ intervento dell’ emerito si concentrerà sul comma 7 dell’ art. 1 della legge, cioè quello che prevede la dichiarazione del nome e cognome della persona indicata come capo della forza politica da parte dei partiti contestualmente al deposito del simbolo. Il Rosatellum bis (ieri ha avuto il via libera dalla commissione Affari costituzionali e oggi approda in Senato: è possibile che ci sarà il voto di fiducia), può essere sottoposto a critica, ma quella mossa da Napolitano – cioè proprio da colui che del nomitativo indicato dai partiti se ne è fregato altamente sia nel novembre 2011 sia nell’ aprile 2013 e nel febbraio 2014 – è del tutto giuridicamente infondata e pretestuosa. Il punto, infatti, è soprattutto giuridico: il Porcellum prevedeva che fossero le liste (qualora si presentassero singolarmente) o le coalizioni a presentare rispettivamente il “capo della forza politica” o il “capo della coalizione”, mentre il Rosatellum bis non prevede alcun obbligo per le coalizioni di indicarne un capo, bensì soltanto che ciascuna lista indichi il “capo della forza politica”, anche se si tratta di coalizioni.

I dubbi – Il dubbio di costituzionalità sul quale Napolitano porrà l’ accento sarà probabilmente quello relativo al rapporto tra la norma sull’ indicazione del capo della forza politica e il secondo comma dell’ articolo 92 della Costituzione (“Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”). A parte il fatto che la gerarchia delle fonti pone la Costituzione al di sopra della legge ordinaria (nel caso in questione la legge elettorale), e che quindi il Presidente della Repubblica è comunque formalmente libero di nominare chi gli pare, anche la prassi costituzionale smentisce sonoramente l’ ex Capo dello Stato. Fu proprio lui a nominare Mario Monti nel novembre 2011 al posto di Silvio Berlusconi, che era stato invece indicato quale capo della coalizione vincente alle elezioni politiche del 2008. E fu sempre lui a nominare presidenti del Consiglio prima Enrico Letta (aprile 2013) e poi Matteo Renzi (febbraio 2014) invece che Pier Luigi Bersani, espressamente indicato quale capo della coalizione di centrosinistra per le elezioni politiche del febbraio 2013 (per evitare un governo Pd-M5s, Bersani non ebbe neppure la possibilità di presentarsi in parlamento per chiedere la fiducia).

Basta lezioni – Proprio da Napolitano non si accettano lezioni di democrazia: dopo la sentenza con cui la Consulta ha dichiarato l’ incostituzionalità del porcellum, avrebbe dovuto sciogliere le Camere invece di invitare le stesse a fare le riforme, tra cui addirittura quella costituzionale.
L’ ex Capo dello Stato parlerà in aula, ma non presenterà alcun emendamento. Sarà invece probabilmente Vannino Chiti (Pd) a presentare quattro emendamenti, tra cui uno proprio sulle perplessità dell’ illustre senatore a vita. Ma perché Napolitano sta cercando in ogni modo di fare saltare la legge elettorale, utilizzando argomenti così pretestuosi?
È molto semplice, Napolitano ha capito, con grande lucidità, che il centro-destra è la coalizione favorita a vincere le prossime elezioni politiche col Rosatellum bis, garantendosi – al verificarsi di determinate condizioni – anche la maggioranza assoluta dei seggi in entrambi i rami del Parlamento. Ecco perché cerca di bloccare in extremis la legge elettorale e con essa la probabile vittoria di Berlusconi e Salvini. Napolitano non cambia mai. È sempre quello del 2011. La volpe ha perso il pelo ma non il vizio.

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